Acqua in bottiglia di plastica: cosa sappiamo davvero sulle microplastiche (e cosa sapeva l’industria dal 1974)
Posted on 4 novembre 2026
Acqua in bottiglia di plastica: cosa sappiamo davvero sulle microplastiche
*di Nicola Salvatore, Pizza Manager – Castel Frentano (CH)*
Versare un bicchiere d’acqua è il gesto più semplice e “sano” che facciamo ogni giorno. Eppure, da qualche settimana, una notizia sta facendo il giro del mondo: l’industria chimica sapeva **già dal 1974** che le particelle di plastica ingerite possono arrivare negli organi.
Prima di scrivere questo articolo ho fatto una cosa che consiglio a tutti: ho verificato. Ho letto l’inchiesta originale e gli studi scientifici, perché alcune sintesi fatte dall’intelligenza artificiale avevano “gonfiato” la storia con dettagli sbagliati. Quello che segue è ciò che regge davvero.
Il convegno di New York del 1974
Nel maggio 1974 la New York Academy of Sciences ospitò un convegno d’urgenza, organizzato dal tossicologo Irving Selikoff. Il tema era un’emergenza sul lavoro: alcuni operai di una fabbrica di PVC della B.F. Goodrich, in Kentucky, si erano ammalati di angiosarcoma epatico, un tumore raro e letale legato al cloruro di vinile.
Su 289 partecipanti, un terzo veniva dall’industria: Dow Chemical, Exxon, Monsanto e altri.
L’ultimo relatore di una sessione era un gastroenterologo tedesco, **Gerhard Volkheimer**, della Charité di Berlino. Volkheimer studiava la **persorbimento**: il passaggio di particelle solide attraverso la parete intestinale. Nei suoi esperimenti su cani, maiali, capre, ratti, cavie, conigli e polli, le particelle di PVC raggiungevano entro due ore linfa, sangue, cervello, fegato, polmoni e muscoli. Le trovò nel liquido cerebrospinale e nel latte, e verificò che attraversavano la placenta.
Sull’uomo, per ragioni etiche, usò la **fecola di patate**, che si comporta in modo simile: finiva nel sangue e nel latte materno.
Cosa fece l’industria
Secondo i documenti pubblicati dal **Los Angeles Times** (inchiesta di Susanne Rust, 26 ottobre 2026), le aziende presero nota. Nel 1975 un dirigente della Union Carbide scrisse che lo studio veniva citato come una “horror story” sull’ingestione di PVC. Per controbilanciarlo propose ai colleghi un vecchio studio di **Harvard del 1947**, finanziato dalla B.F. Goodrich, in cui gli animali nutriti con scaglie di plastica non si erano ammalati.
Quei documenti, prodotti in cause legali su tabacco, amianto e sostanze chimiche, oggi sono consultabili negli archivi pubblici della UC San Francisco e di ToxicDocs (Columbia University).
**Per correttezza va detto anche il resto.** La ricerca di Volkheimer non era segreta: era pubblicata, ma quasi solo in tedesco, e tutti erano concentrati sul cancro dei lavoratori. Inoltre l’American Chemistry Council fa notare che gli animali ricevevano dosi altissime, 100-200 grammi di PVC al giorno. Volkheimer è morto nel 2021.
La sintesi onesta è questa: **la scienza aveva visto il meccanismo cinquant’anni fa, l’industria se ne preoccupò in privato, e il mondo se ne dimenticò.**
E l’acqua in bottiglia?
Qui l’inchiesta del LA Times si ferma, ma la ricerca recente aggiunge pezzi importanti.
– **Columbia University (PNAS, 2024):** con una nuova tecnica laser, i ricercatori hanno contato in tre marche di acqua in bottiglia tra 110.000 e 370.000 particelle per litro, in media circa 240.000. Il 90% sono nanoplastiche, più piccole di un millesimo di millimetro. Le più frequenti erano la poliammide (nylon), probabilmente dai filtri usati prima dell’imbottigliamento, e il PET della bottiglia. **Attenzione però:** i sette tipi di plastica cercati spiegano solo circa il 10% delle nanoparticelle trovate. Il resto è ancora da identificare.
– **Concordia University (Journal of Hazardous Materials, 2025):** una review di oltre 140 studi stima che chi beve solo acqua in bottiglia ingerisca circa 90.000 particelle in più all’anno rispetto a chi beve acqua di rete.
– **Università Vanvitelli di Napoli (New England Journal of Medicine, 2024):** in 257 pazienti operati alla carotide, chi aveva micro e nanoplastiche nelle placche ha avuto in tre anni un rischio circa 4,5 volte maggiore di infarto, ictus o morte. Gli autori stessi precisano che è un’**associazione, non una prova di causa-effetto**.
Il rischio più concreto: il calore
Il punto più sottovalutato non riguarda solo le microplastiche. Le bottiglie in PET conservate a lungo al caldo, in auto d’estate o in magazzini esposti al sole, possono rilasciare antimonio oltre i limiti di legge. A temperatura normale i valori restano nella norma.
E bollire l’acqua?
Uno studio cinese (Environmental Science & Technology Letters, 2024) ha mostrato che bollire l’**acqua di rubinetto dura** e poi filtrarla rimuove fino al 90% delle micro e nanoplastiche, perché il calcare le intrappola. Con acqua povera di calcio l’effetto scende a circa un quarto. Non è quindi una soluzione per l’acqua in bottiglia oligominerale.
Cosa faccio io (e cosa consiglio)

– Acqua di rete, filtrata in casa e conservata in borraccia d’acciaio
– Quando compro acqua, preferisco il vetro
– Mai bottiglie al sole, in auto o in ambienti caldi
– Non riuso e non schiaccio ripetutamente le bottiglie in PET
– Niente panico: una bottiglia ogni tanto non è il problema. Conta l’abitudine di anni
Un pensiero per chi fa ristorazione
Dove tenete le casse d’acqua? Cortile, retro esposto al sole, furgone d’estate? È lì che un prodotto si rovina. Il vetro a tavola e una corretta conservazione non sono solo una scelta di stile: sono un messaggio di cura verso il cliente.
Domande frequenti
**L’acqua in bottiglia di plastica fa male?**
Non c’è ancora una prova diretta di danno, ma ci sono segnali sufficienti per ridurne l’uso quotidiano, soprattutto evitando il calore.
**L’acqua del rubinetto è più sicura?**
In genere contiene meno particelle di plastica dell’acqua in bottiglia, ma i dati variano molto in base ai metodi di misura.
**Cosa sapeva l’industria nel 1974?**
Conosceva lo studio di Gerhard Volkheimer sul passaggio delle particelle di PVC dall’intestino agli organi, e ne discusse nei memo interni per decenni.
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**Fonti**
– Los Angeles Times, S. Rust, 26/10/2026: https://www.latimes.com/environment/story/2026-10-26/industry-executives-knew-for-decades-about-microplastics
– Qian et al., PNAS 2024: https://doi.org/10.1073/pnas.2300582121
– Marfella et al., New England Journal of Medicine 2024
– Sajedi et al., Journal of Hazardous Materials 2025
– Yu et al., Environmental Science & Technology Letters 2024
– Studio sulla migrazione dell’antimonio dal PET, Molecules 2023: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10609323
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Nicola SALVATORE
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